Pensieri · 28 luglio 2024

Giuseppe, ognuno di noi

Il ricordo di Giuseppe, compagno di squadra e amico, che se n'è andato in sella sulla nostra Etna.

Nel mio blog, tra ricordi indelebili e momenti divertenti che illuminano le giornate in sella, non possono mancare gli episodi d’ombra. Quelli che, come spesso accade nella vita, arrivano all’improvviso.

Ricordo benissimo quel giorno. Ero in vacanza a Roma con la famiglia, nei pressi della Basilica di San Paolo fuori le mura, quando è arrivata la telefonata. Mia moglie ha capito subito che non si trattava della solita chiacchierata tra amici ciclisti — quelle discussioni su uscite, guasti meccanici, percorsi o meteo che spesso la fanno spazientire quando dovremmo essere dedicati solo alla famiglia.

Non mi ha detto nulla: evidentemente la mia espressione smarrita parlava già da sola. Dall’altra parte del telefono c’era Salvo, il nostro presidente:
«…sai, i ragazzi erano in giro…»
«…Giuseppe…»
«Giuseppe è morto.»

La prima cosa che mi è venuta da dire, stupida e d’istinto, è stata: «Stai scherzando?».
Lui mi ha dato una risposta impietosa quanto ovvia: «Potrei mai scherzare su una cosa del genere?».

Giuseppe era morto. Sulla sua MTB, mentre percorreva un singletrack sulla nostra Etna. Inutile è stato l’intervento dei compagni di squadra, che si sono visti spegnere l’amico tra le braccia.

Era una domenica d’estate come tante. Giuseppe era talmente entusiasta di quel nuovo percorso da andarci spesso e invitare tutti a provarlo. Quella mattina aveva completato l’anello dell’Altomontana per poi concludere l’uscita con quella discesa mozzafiato. Se n’è andato così, per un malore improvviso, mentre faceva la cosa che amava di più: andare in bici sulla nostra montagna.

Non ricordo l’anno esatto in cui l’ho conosciuto. Come spesso accade nel nostro mondo, è stata una conoscenza nata per strada durante qualche uscita, maturata nel tempo finché non ha deciso di tesserarsi con la nostra ASD ed entrare nella cerchia dei miei amici più cari.

Seduti sul gradino all'arrivo della Capoliveri, con la maglia della Lavica Bike e le bici davanti
Nella foto eravamo all'arrivo della Capoliveri il 06/05/2023

Un ragazzo perbene, Giuseppe. Era un piacere passare le ore in bici con lui e chiacchierare di tutto. Ci eravamo sentiti solo qualche giorno prima: «Quando rientri dalle ferie?», mi aveva chiesto. Chissà che bel giro aveva in mente di propormi. Ci univa un profondo rispetto reciproco e la passione per la bicicletta. Mi torna spesso in mente la frase che ripeteva dopo le uscite più impegnative: «Siete folli, ma mi sono arrichiriato!».

Sì, era un ragazzo mite, ma anche un grande atleta. In quella stessa estate si era regalato per i suoi 50 anni la partecipazione alla HERO e un paio di ruote in carbonio. Prima di lasciarci, ha voluto regalarci un ultimo tocco del suo estro disegnando la nuova divisa della squadra; a cui poi abbiamo aggiunto, proprio sul petto, un piccolo cuore a sua memoria.

Sembra scontato dire che non si è mai pronti ad affrontare una perdita simile. Ma Giuseppe non era solo un compagno di tante avventure: Giuseppe è ognuno di noi. Un padre, un marito, un lavoratore con la passione sana per le due ruote. Un appassionato che una domenica all’alba è uscito di casa in silenzio per non svegliare la famiglia, desideroso solo di passare qualche ora di spensieratezza, e non è più tornato.

A me manca la quotidianità, manca potergli fare la solita domanda: «Tu sabato che fai?».

Conserverò il suo ricordo in uno scrigno prezioso. Sono sicuro che da lassù c’è un angelo che veglia sulle nostre uscite e che, in questo modo, continua a pedalare al nostro fianco.

Ciao Peppe!

#ricordi#lavica bike

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